Ti è mai capitato di sentire un nodo allo stomaco senza un motivo preciso?
Una stanchezza profonda che non passa nemmeno dormendo?
Un dolore che gli esami non riescono a spiegare del tutto?
Succede a moltissime persone. E spesso la risposta che ci diamo è sempre la stessa: “il mio corpo non funziona come dovrebbe”.
Ma se fosse un’altra la domanda da farci?
E se il corpo non fosse rotto… ma stesse cercando di dirci qualcosa?
Prima del sintomo, c’è sempre stata un’esperienza interiore
Quasi sempre immaginiamo i sintomi come eventi casuali, puramente fisici, scollegati dalla nostra vita interiore.
Eppure, se osserviamo con attenzione, notiamo una costante: prima che il corpo si attivi, qualcosa si è già mosso dentro.
Un pensiero ripetuto.
Una preoccupazione costante.
Una tensione che tratteniamo.
Un’emozione che non ci concediamo di sentire fino in fondo.
Prima ancora che compaia un dolore, una gastrite, un’insonnia o un attacco d’ansia, c’è stata una storia mentale ed emotiva.
Il corpo arriva dopo. Ma arriva sempre.
-La cascata invisibile: dalla mente alla chimica
Ogni pensiero genera un’emozione.
Ogni emozione attiva una risposta chimica.
Ogni risposta chimica modifica il funzionamento del sistema nervoso, ormonale e immunitario.
È una vera e propria cascata:
pensiero → emozione → neurotrasmettitori → sistema nervoso → corpo.
Non è una metafora poetica. È biologia.
Quando pensiamo qualcosa con sufficiente intensità e continuità, il corpo si adatta a quella esperienza. Non perché sia “debole”, ma perché è progettato per farlo. Il corpo non ragiona: risponde.
-PNEI: la scienza che unisce ciò che abbiamo separato
La Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI) oggi ci mostra con chiarezza che mente, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario non sono sistemi separati, ma un’unica rete di comunicazione costante.
Non esiste un “problema solo psicologico” e non esiste un “problema solo fisico”.
Esiste un organismo che reagisce a ciò che vive.
Lo stress, ad esempio, non è una sensazione vaga: è uno stato biologico misurabile. Cambia i livelli ormonali, modifica l’attività immunitaria, altera il tono muscolare, la digestione, il sonno, l’attenzione.
Il corpo non fa altro che tradurre in linguaggio biologico ciò che la mente sta vivendo da tempo.
-Curare o ascoltare?
Nella nostra cultura siamo molto bravi a spegnere i segnali.
Dolore? Antidolorifico.
Ansia? Ansiolitico.
Insonnia? Farmaco per dormire.
Strumenti spesso utili, a volte necessari.
Ma quasi mai sufficienti.
Perché il sintomo non è il problema: è il messaggio.
È come togliere la spia dell’olio dal cruscotto perché ci infastidisce la luce. La macchina sembra funzionare meglio, ma il sistema continua a essere in difficoltà. Solo che non ce ne accorgiamo più.
Spegnere il sintomo senza ascoltarne il senso è una forma raffinata di disconnessione da sé.
-Sotto ogni sintomo, quasi sempre, c’è una paura
Se seguiamo il sintomo fino alla sua radice, arriviamo quasi sempre lì: alla paura.
Paura di non farcela.
Paura di deludere.
Paura di perdere il controllo.
Paura di non essere abbastanza.
Paura di non essere amati.
Non come concetto astratto, ma come esperienza concreta che il corpo trattiene, spesso per anni.
Le paure non sono nemici da eliminare. Sono mappe. Raccontano la nostra storia: ciò che abbiamo imparato a evitare, a trattenere, a nascondere, a sopportare.
Il corpo si fa carico di tutto ciò che la mente non riesce più a contenere da sola.
-La vera guarigione non è eliminare, è integrare
Siamo abituati a pensare la guarigione come “far sparire il sintomo”.
Ma esiste una forma più profonda di guarigione: diventare capaci di stare con ciò che sentiamo.
Non fuggire.
Non anestetizzare.
Non razionalizzare subito.
Ascoltare.
Il corpo non vuole essere spento. Vuole essere ascoltato.
Vuole che torniamo presenti a noi stessi, abbastanza da reggere le nostre emozioni senza trasformarle subito in tensione, somatizzazione, malessere.
La salute, in questa prospettiva, non è assenza di sintomi.
È presenza a sé.
-E se il sintomo non fosse un errore?
E se il sintomo non fosse un nemico da combattere, ma l’inizio di una conversazione interiore?
E se non fosse il segno che qualcosa in noi non funziona, ma che qualcosa sta cercando di emergere?
Forse la domanda non è:
“Come faccio a farlo passare?”
Ma:
“Cosa mi sta chiedendo di vedere?”
Perché il corpo non inventa nulla.
Rende visibile ciò che, per molto tempo, abbiamo preferito non guardare.

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